luvaz

martedì 13 novembre 2007

Match Point

Stamattina, tra il primo caffè della giornata e la lettura del giornale on line, ho dovuto riflettere sull'importanza di avere fortuna nella vita. Succede che si muore anche a 25 anni, quando la vita ti sorride spesso, un giorno si e l'altro anche, quando pensi che stai per laurearti (finalmente !) e hai davnti a te un ventaglio di opzioni per meglio costruire il proprio futuro, magari assieme al tuo ragazzo che però a te è sopravvissuto. In giro ci saranno tante, tantissime storie come questa. Un incidente stradale, t'investono e puff muori, anche se sei così giovane. Valentina non era un'amica. La conosceva mia sorella, studiavano insieme. Ho ancora la sua voce nelle orecchie di quando cercava mia sorella a telefono , anche tre volte al giorno, per comunicarsi tutti i dubbi e le perplessità su questo o quell'argomento d'esame.
Valentina non è stata fortunata. E' per ricordare lei e altri come lei che scrivo questo post, ma anche per ricordare a me stessa che sino ad ora un pò di fortuna io ce l'ho avuta.

6 Commenti:

Blogger lobotomica: ha detto...

non so che dire. anzi, è proprio inutile aggiungere parole. l'hai detto bene tu, tutto quello che c'era da dire.

13 novembre 2007 09:26  
Blogger LUVAZ ha detto...

grazie lobo.

13 novembre 2007 09:57  
Blogger Diegone ha detto...

già è una fortuna essere nati.

15 novembre 2007 05:38  
Blogger LUVAZ ha detto...

e secondo i credenti sarà "necessario" morire a qualsiasi età, così funziona il gioco!

15 novembre 2007 07:09  
Blogger pim ha detto...

peggio. secondo i credenti siamo nati per soffrire, quindi più soffriamo, più dobbiamo essere felici. ecco perchè non ci possiamo suicidare, non possiamo staccare la spina, non possiamo decidere da soli se e quando smettere di soffrire. per i credenti dobbiamo essere felici quando muore un ragazzo perchè dio l'ha chiamato a sè. e la vita è sempre sacra, in quanto il sacrificio rende migliori, avvicina a dio.
attenzione, di nuovo, alla semantica. sacrificio. sacer facere, rendere sacro attraverso il dolore.
sono gente in gamba, questi credenti. quasi tutti, tra l'altro, sono incapaci di comunicare, di consolare, di ascoltare.

per valentina, per chi è ancora qui, resta la necessità del ricordo.

15 novembre 2007 08:11  
Blogger Wawa ha detto...

La generalizzazione è inefficace alla comprensione, ed il ricordo sterile non giova certo a lenire il dolore, i credenti si disperano dinnanzi alla morte così come chi è ateo, ma chi avete incontrato finora? Credere in Dio non vuol certo dire essere idioti-dementi... Morire, ad ogni età, fa parte della vita, cosa credete, che si possa scegliere? E se ve la prendete con Dio, forse qualcuno tornerà in vita? Il dolore dovrebbe solo insegnarci a vivere con gioia. Ma chi ve l'ha detto che un cristiano è felice se soffre? Ma ci si può fermare a cosa vi hanno fatto credere forse da piccoli? Il fanatismo di certa "religiosità" diffusa fa peggio dei satanisti, crea soltanto confusione, ma prima di sparare a zero cercate di "capire", così che di fronte a cose più grandi di noi si cerchi di andare in profodità invece di rimanere in superficie senza aprirsi al minimo spiraglio di speranza... che la fede questo è: SPERANZA, e non SOFFERENZA. Non crediate di saper tutto soltanto perché la "vostra" conoscenza vi ha portato ad alcune considerazioni, cercate di aprirvi a quanto ancora non sapete, la vita è questo, conoscere, finché ci è dato di esserci, su questa terra.

13 marzo 2008 06:49  

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